el carretudo

Madrid.

Un paio di giorni fa decisi di andare in edicola a comprare il giornale, volevo saperne di più sull’attuale crisi migratoria che sta vivendo in questi mesi l’Unione Europea. Si, lo ammetto, può sembrare un po’ anacronistico nell’era della comunicazione digitale andare ancora a spendere soldi per un’informazione che avrei potuto trovare nella “nube”, pero’ che volete che vi dica, a me piace instaurare quel tipo di relazione materiale che solo con le letture in carta stampata puoi fare, mi piace poter sottolineare, appuntare idee, cerchiare nomi e date da approfondire, e via dicendo. Nel caso del quotidiano, il poter ritagliarmi dei momenti nella giornata che finiscono con i polpastrelli neri d’inchiostro mi riporta a una dimensione dell’informazione più pacata e riflessiva, certamente lontana dall’immediatezza di Internet e dei social network.

Cosi facendo, sfogliavo le pagine de “El Paìs” del primo di settembre finchè non incappai nella storia di Martin Murillo «un mulatto di 47 anni che da ormai dieci vive nel Caribe», precisamente a “Cartagena de Indias”. Quest’uomo, che da giovane leggeva solo di baseball o pallacanestro mentre vendeva per strada acqua, caffè o «arepas» (piatto tipico in Colombia e Venezuela), nel 2007 ebbe un’idea, quella di costruire una «carretta letteraria» Lo stesso mezzo di trasporto che altri utilizzavano per vendere sughi ed altre conserve lui l’avrebbe riempita di libri e sarebbe andato per le strade e davanti alle scuole alla ricerca di lettori, senza chiedere nulla a cambio. Nello stesso anno la storia di Martin, «El Carretudo» come lo chiamano li, si fa ancora più interessante perchè ebbe la fortuna di conoscere di persona il premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez, ospite in quei giorni del Congresso Internazionale della Lingua Spagnola. Lo stesso Marquez resto’ colpito da un personaggio che sembrava uscito direttamente da Macondo e il suo «Cent’anni di solitudine».

Da quel momento, e durante molto tempo, Martin è stato un frequentatore assiduo del Parco Bolivar di Cartagena Ogni domenica si lascia assalire dalle domande di giovani curiosi e turisti. Inizio’ a leggere a voce alta, poi a impartire laboratori di lettura ai bambini e finì con dare conferenze a padri di famiglia. Divenne abbastanza famoso nella zona e grazie al sostegno di qualche patrocinatore riuscì a riempire la sua piccola biblioteca nomade, leggera e gratuita. Fino ad arrivare alla bella sorpresa di quest’anno quando la vedova dell’ormai defunto premio Nobel gli dono’ 316 volumi di quella che era la biblioteca personale del marito. «Questo è quello che succede quando si puliscono le librerie» sentenziò El Carretudo.

Questa storia mi ha fatto pensare, e vorrei che insieme facessimo un esercizio di immaginazione. Immaginiamo una persona che si muove, e che con sè faccia muovere anche storie, altre storie, tante come i mondi possibili. Alla fin fine leggere è proiettarsi al di fuori di noi stessi, è immaginarci in altri panni. Ora immaginiamo questa persona in un città periferica del Mediterraneo, una città dove c’è molto vento, per esempio. Arrivati a questo punto l’esercizio lo dovete concludere da soli, io vi lascio alle vostre conclusioni, scendo a comprare il giornale.

  1. Ormai fa quasi strano leggere di storie e di persone che fanno qualcosa per la comunità senza un tornaconto personale.
    Interessante articolo, grazie per avermelo fatto scoprire.
    Le dita sporche di inchiostro e l’immagine del carretto che si muove pieno di libri lo rendono poi affascinante!
    Tutto molto bello (cit.) , manca solo il montaggio analogico e l’occhio della madre!
    😉

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