conferenza

PERUGIA. Entro senza fare rumore in un mondo sconosciuto, osservo tutto con occhi da estranea, cammino fra corridoi che sembrano quasi irreali, tutto è ricoperto da fumetti, dai muri con le stampe ai tavoli dove sono riposti con cura, quasi fossero dei lasciapassare per posti lontani. Dalle loro pagine saltano fuori personaggi, che reali si aggirano nelle sale del Perugia Comics. Sono ragazzi che si travestono da elfi, da principesse guerriere o personaggi manga, sono gli amanti di questi meravigliosi codici, che fermi su carta, camminano nella mente di chi li legge. Mi trovo nella struttura Ex Fatebenefratelli, che ospita il Perugia Comics #3, fucina di illustratori ed esperti del settore. In questo spazio, chiuso da mura fittizie, puoi trovare tutto quello che stai cercando, dal primo numero di Dylan Dog al quaderno di Death note. Questo fantastico festival del fumetto si svolge in due giorni dove, oltre ad acquistare i tuoi fumetti preferiti, puoi visitare la mostra Drawing Masters e assistere a conferenze molto interessanti. La mostra Drawing Masters #2 è allestita nel museo civico di Palazzo della Penna, dove si respira aria di primordi, con tavole originali di Paolo Eleuteri e quelle di Francesco Biagini, per poi cambiare piano e ritrovarsi in una grossa esplosione di colori e sentimenti con i disegni di Andrea Calisi, tutti creati con tecniche diverse che conferiscono una particolarità a ciascuno.

Fra le conferenze, una in particolare ha suscitato la mia attenzione, parlo della conferenza “Da Balthazar a Bébé Donge, Viaggio nelle autoproduzioni del fumetto”. Bébé Donge mi colpisce dritta al cuore. A presentarlo c’è Valentina Griner, la giovane illustratrice del fumetto. Valentina sviluppa il suo estro nella Scuola Romana dei Fumetti, che sente come la sua seconda famiglia e di cui parla con molto orgoglio.

Quello di cui parliamo è il suo primo lavoro e non è solo un fumetto, ma un progetto composito, multimediale, che nasce dal Collettivo di Creativi Romani, dove ogni persona che ne fa parte usa il suo talento per omaggiare il libro da cui tutto ha inizio.  Si tratta di un magnifico Noir, “La verità su Bébé Donge” di Georges Simenon che non è di certo la sua opera più importante ma, questa misteriosa storia, ha permesso un gioco di disegni, di musica e di spettacolo, sfociati tutto nell’autoproduzione di un cd musicale e del fumetto stesso. “La verità di Bébé Donge” è la storia di una donna che avvelena suo marito con l’arsenico, un tipico cliché che funziona alla perfezione, e ribalta il punto di vista del libro originale, infatti, noi leggiamo delle presunte ragioni di una donna che compie il delitto e non più il punto di vista dell’uomo avvelenato. Siamo negli anni 50, Bébé è un’elegante donna francese, sembra vivere una vita perfetta, in una famiglia esemplare, ma citando Lev Tolstoj “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”. Non a caso il malcontento di questa donna è tanto, tutto dovuto a traumi infantili, che hanno come incantevole sfondo la città di Costantinopoli, fino ad arrivare ai giorni dell’età adulta circondati da ombre di solitudine. Solitudine che per un breve periodo viene spezzata, si scoprirà difatti, un rapporto sospetto fra due donne, interrotto brutalmente dal marito Francois; la rottura di questo forte legame potrebbe essere la caduta del muro di falsità in cui vive la vittima o forse il carnefice, che porta all’avvelenamento del marito, traditore e non curante della vita familiare. Questo stuzzicante rapporto equivoco, che Valentina Griner definisce come una semplice amicizia, è coronato da una meravigliosa poesia di William Blake che stimola nel lettore il dubbio dell’amore. Un ibrido fra romanzo e poesia, colore e spensieratezza, grigio e tensione, dove osserviamo un animo fragile, che preferisce la libertà dietro le sbarre e non la solitudine della propria casa, del proprio matrimonio, del proprio amore. Pensare di non essere più sola nella vita e ritrovarsi nel pieno della tristezza e abbandonata fra le macerie dell’anima. Troviamo questo e molto altro nel fumetto di Valentina, dove la protagonista somiglia molto alla sua creatrice, che con molta soddisfazione ammette che si finisce sempre per disegnare se stessi. Disegni pieni di sentimento, di una ragazza emozionata che afferma di voler passare le sue giornate solo disegnando. La passione non è solo quella di Valentina, ma di un gruppo di quindici ragazzi che seguono un percorso artistico; da un libro a un fumetto, da un fumetto a un cd musicale. Un vortice d’arte che si consolida nella creazione di un mondo che ti muove fuori dalla solitudine, un mondo di musica e di colori sulla pagina che si trasformano in colori nella vita, dove il fumetto è il protagonista. Ora sta a tutti voi, entrare piano piano, come me, in questa nuova esperienza e sfogliare le pagine che racchiudono la storia della nostra tormentata Bébé.

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