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Padre putativo di Dylan Dog dopo Tiziano Sclavi, copertinista Bonelli per antonomasia, Angelo Stano ha firmato alcune copertine storiche della saga dell’indagatore dell’incubo.

PERUGIA. È una vicenda di linee, colori e prospettive, inquadrature, passioni e amore; un racconto di chi, con sentimento, ha seguitato con perfetti tasselli a far fiorire la storia del fumetto. Tale uomo, uomo raziocinante, ci si presenta in giacca e occhiali da sole in perfetto stile “Paura e delirio a Las Vegas”, è accompagnato da un giovane, che senza troppi convenevoli presenta al pubblico un disegnatore, un fumettista, un illustratore, ci presenta; Angelo Stano.

Così, ci troviamo faccia a faccia con la matita per eccellenza di Dylan Dog che, a proprio agio con gli spettatori, è pronto a narrare l’inizio della sua storia, l’inizio della vita dell’indagatore dell’incubo.

Tiziano Sclavi e Angelo Stano avevano un amico in comune, a quest’ultimo Stano mostrava spesso le sue tavole, e ancora più spesso, Sclavi, con un fare indifferente e disinteressato, osservava in religioso silenzio quei disegni. Un dì Sclavi si fa avanti, e propone a Stano la lettura di un fumetto Horror da lui scritto; il disegnatore è molto titubante ma decide comunque di leggere quelle pagine e per nostra fortuna, amerà, divorerà e farà sua quella storia che all’inizio sembrava così lontana e astratta.

Stano rimase colpito dal forte impianto cinematografico che aveva il fumetto, ammirava la grande cultura e passione che aveva Tiziano Sclavi, e ancor più amava che tutto rifluisse nelle pagine appena scritte. Il primo numero fu un grande ostacolo, la paura del fallimento era il sentimento costante di tutti quelli che partecipavano al progetto. Ci si getta comunque nel lavoro, si abbandona lo stile bonelliano e si crea un fumetto eterogeneo, un vero fumetto d’autore, e come ben sappiamo sarà un grande successo.

La copertina del primo numero dell’indagatore dell’incubo è opera del nostro protagonista, malgrado  sostenga  di non sentirsi un vero illustratore, al contrario afferma di essere nato fumettista, perché a lui ciò che interessa veramente è il racconto per immagini. Infatti, dal numero quarantatré di Dylan Dog ”Storia di nessuno”, Stano riscopre moltissimi stimoli, cerca di creare un fumetto introspettivo, una storia che parli a chiunque legga quelle pagine, poiché secondo lui, tutti noi siamo personaggi anonimi e siamo tutti un po’ signori nessuno. Proprio da questo numero si ha un vero è proprio matrimonio fra Sclavi e Stano, unione che porterà ancora delle sorprese agli amanti di questo fantastico mondo.

Dylan Dog n43 - Storia di nessuno

Scappando da queste storie di grandi artisti,  guide di viaggi extracorporei, non voglio soffermarmi sull’alter ego che quel giorno sedeva su quella sedia, con quegli occhiali e quel suo fare sicuro. Finiti i soliti racconti, Angelo Stano non era più un disegnatore, rapidamente si tramutò, e divenne l’insegnante di tre giovani ragazzi, tre aspiranti fumettisti.

Erano seduti in prima fila e con gli occhi scintillanti, aspettavano il momento per chiedere al maestro che strada seguire per il loro futuro, come disegnare e a cosa ambire. Non volevano più il racconto sulla nascita del fumetto, volevano semplicemente e difficilmente capire come crearlo. Inizia così una lezione, una lezione di chi ama i piccoli dettagli, una lezione di chi trova nel passato uno spunto per il futuro.

L’elogio di Stano è un elogio alla cultura, un elogio al cambiamento e alla trasformazione. Guarda quei ragazzi negli occhi e incomincia a spiegare il modo che adopera per disegnare, per tracciare le linee. Dice loro, ma in realtà spiega a tutti noi, di aver abbracciato da molto tempo l’uso del digitale, e tra gli echi di dissenso del pubblico, si difende, dicendo che lascia il disegno a matita ai feticisti, perché il lavoro finale del fumetto è altro conto. Si fa scudo con l’arte pittorica del 400 e ribatte che come i pittori del tempo, iniziarono ad usare la pittura ad olio, oggi lui, solo in ambito lavorativo, usa il digitale. Cambia perciò l’apparato riproduttivo dell’arte ma non il contenuto. Consiglia di essere delle spugne, di assorbire tutto ciò che si presenta ai loro occhi e di filtrarlo con la propria sensibilità, con la propria prospettiva, codificare l’immagine che per loro è più iconica, proprio come lui osservò in maniera ossessiva Gustav Klimt e Oskar Kokoschka, come scrutò i registi e il loro dinamismo e come cercò di non dimenticare mai il suo modello per eccellenza Hugo Pratt. Volge quindi le ultime parole a tutti coloro che vogliano creare qualcosa modellando la punta affilata dei propri sogni, sorridendo cita Pablo Picasso: I buoni artisti copiano , i grandi rubano.  Quasi a ricordare che siamo tutti signori nessuno o forse no. Allora, io cito “qualcuno” o nemmeno uno:

“«Ciclope, mi chiedi il nome famoso, ed io

ti dirò: tu dammi, come hai promesso, il dono ospitale.

Nessuno è il mio nome. Nessuno mi chiamano

mia madre e mio padre e tutti gli altri compagni».

Dissi così, lui subito mi rispose con cuore spietato:

«Per ultimo io mangerò Nessuno, dopo i compagni,

gli altri prima: per te sarà questo il dono ospitale».”

Per saperne di piu’:

http://www.sergiobonelli.it/news/angelo-stano/9338/Angelo-Stano.html

http://www.sergiobonelli.it/news/notizie-flash/40731/Angelo-Stano-a-Perugia-.html

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