scolacium

Siamo in Calabria, nella terra delle meraviglie dimenticate, nella terra dei magici profumi alterati, nella terra della natura deturpata.  Ci collochiamo sulle coste del mar ionio, dove sorge un sito archeologico di estrema e delicata bellezza;  parliamo del parco Scolacium di Roccelletta di Borgia (Cz).  Questo luogo trova il suo posto nel golfo di Squillace e con grazia si inserisce in un contesto di panorami mozzafiato che a volte distrutti o  trascurati, logorano anima e cuore.

Era una di quelle giornate estive, una delicata pioggia si posava sulla tua pelle e camminare sotto il sole risultava piacevole, confortante. I piedi si adagiavano sopra un suolo che ha visto lo sviluppo di diverse civiltà, queste avrebbero dato le basi del mondo moderno; stabili assi di corruzione ma anche di tanta cultura.

Visitavo questo sito con un estraneo alla nostra terra, l’intento era dimostrare che mai vi fu luogo più bello di quello della propria origine. Appena entrati, un po’ confusi, ci addentravamo lentamente nel nuovo viaggio, con la paura che qualcuno sarebbe venuto a fermarci per rimproverarci di essere entrati senza chiedere il permesso e senza pagare alcuna somma di denaro; la biglietteria era presente, ma anch’essa sembrava una delle rovine del sito.

Ci sentivamo nella città incantata di Hayo Miyazaki, tutto così bello, magico e abbandonato, nessuno era presente, oltre noi.   Un percorso ci portava alla prima rovina: imponente e spoglia, si trattava della Basilica di Santa Maria di Roccella, basilica bizantina di cui rimangono poche mura, ma queste bastano a toccare con mano, la maestosità del passato e l’importanza che aveva la bellezza. Camminando ci si immergeva nell’ombra di ulivi secolari attorniati da relitti romani, bizantini e normanni.  Con fatica si provava ad arrivare sul punto più alto del luogo, e nel momento in cui alzavi lo sguardo affaticato, ti trovavi altrove, e sapevi che dovevi essere proprio là e in nessun altro luogo. L’ospite aveva gli occhi pieni di stupore; potevamo osservare il mare, più blu del solito, più calmo e romantico di sempre, l’orizzonte circondato da vita. Da lassù potevi scorgere la gente del passato che riviveva come se non fosse mai andata via; l’acquedotto romano di nuovo funzionante, l’anfiteatro che in perfette condizioni racchiudeva il fermento di un’esibizione mai vista, i contadini curavano le loro piante e tutto ero al proprio posto, tutto era pieno di sole, vivente, vissuto.

Sentivi l’odore del mare, il fragore del mare, il frastuono delle bestie che pascolavano e i rumori della cerimonia che si celebrava nella basilica. Iniziò a piovere forte e l’acqua lavò via tutta quella magica illusione,  svelti corremmo per ripararci nel museo del parco. Ad accoglierci un signore maldestro che ci illustrò il percorso da fare all’interno dello stabilimento. Finalmente non eravamo più soli, dietro di noi una coppia di signori Tedeschi era curiosa di conoscere la nostra storia. Il custode li accoglieva non riuscendo a comunicare con loro, inventava parole e non provava imbarazzo, mentre io avrei provato orgoglio in quel momento, se al suo posto, una giovane guida li avesse aiutati ad orientarsi, se avesse raccontato loro qualcosa che era impossibile leggere su dei libri o su articoli di giornale. Le stanze accoglievano ruderi antichi, statue maestose e molti pannelli con la storia e la descrizione del parco, si notava come gran parte delle bellezze fossero state demolite per costruire il superfluo, si aveva la perfetta percezione dell’uomo come distruttore. Amareggiati uscimmo dal museo. Non volevamo abbandonare quel posto incantato, tuonava il pensiero di lasciare ogni speranza in quel luogo e fuori trovarsi nuovamente nel regresso.

Proprio oggi leggo sui giornali locali, che il parco di Scolacium, rischia di chiudere perché nessuno può più prendersene cura, mi chiedo se si possa fare qualcosa, se fosse possibile dare nuova vita a questo posto. Auspico che qualcuno dia speranza al nostro passato e alla bellezza che ci circonda. Un invito a non dimenticare, un invito a non abbandonare. Pasolini sosteneva: “Mi sembra che l’unica forza veramente contestatrice del presente sia il passato. Non c’è niente che possa far crollare il presente come il passato”, in questo caso la civiltà che fa crollare l’inciviltà. Non dimentichiamo che in passato, Ulisse partì dalle nostre coste per far ritorno a Itaca.

  1. Antonio Nisticò

    Cosa aggiungere: quando all’amore per la propria terra, all”orgoglio di appartenenza si aggiunge la rabbia dell’impotenza di fronte alla incapacità di fare proprie le ricchezze di cui siamo figli, non ci può essere che poesia.

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