Adorazione dei pastori

Quattro opere, tra le più importanti del patrimonio storico artistico della città, rimaste per troppo tempo nascoste, sono state svelate alla cittadinanza grazie all’impegno del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano di Catanzaro, dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, del Circolo Placanica e dei ragazzi dello spazio “Concentrica”. Si tratta dei quattro gruppi ceroplasti di Caterina de Julianis, conservati nella Basilica di Maria Santissima dell’Immacolata, figuranti la Deposizione di Cristo, il Memento mori, l’Adorazione dei pastori, l’Adorazione dei Magi.

“Un evento – ha affermato Stefano Morelli curatore dello spazio “Concentrica” – eccezionale per la città di Catanzaro. Quattro capolavori assoluti sono finalmente visiibili nella loro meravigliosa fattura. Opere conservate da sempre nella nostra città però esiliate alla vista perché conservate a quattro metri d’altezza sulle navate laterali dalla chiesa dell’Immacolata e che oggi, in un occasione rarissima, sono poste sugli altari e restituite alla piena fruibilità. In particolare – ha concluso Morelli -, “Concentrica” è orgogliosa di ringraziare il professor Vittorio Sgarbi, che ben conosce e ama queste opere e che, come gesto di amicizia, ha voluto onorarci della sua complicità, con un testo in cui palesa l’importanza e il valore inestimabile di questi tesori nascosti”.

Articolo pubblicato su “Cronache del Garantista” del 4 gennaio 2015

“Perché la meraviglia non abbia fine”

Tra le cere più famose d’Europa quattro sono nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Catanzaro. Si tratta di due episodi della vita di Cristo neonato, l’Adorazione dei magi e l’Adorazione dei pastori, l’Andata al sepolcro del Cristo morto e il Memento Mori. Opere di invenzione originale riferite a Caterina de Julianis, celebre ceroplasta, che si specializzò in un’arte che consente precisione e poesia. In particolare, la de Julianis fu versata nelle localizzazioni con lussureggianti paesaggi, alberi, frutti. A Benedetto Croce non dispiacquero le sue fantasiose variazioni ed è evidente che esse sono frutto di disciplina e di studio. Nel caso specifico lo studio è sul più straordinario e macabro ceroplasta del Seicento: Gaetano Zumbo, presso il quale Caterina fu per  quindici anni. Ciò che in Zumbo fu drammatico e mortifero è nella de Julianis fantasioso, vivido, allegro; ma entrambi aspirano a meravigliare con i loro mondi paralleli, con diverse tensioni espressive. Anche oggi le cere della de Julianis chiedono ammirazione e di essere rivelate ai cittadini di Catanzaro, chiedono di poter continuare a vivere. Perché la meraviglia non abbia fine”.  Vittorio Sgarbi

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